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RICORDATEVI: Il 10% più benestante della popolazione possiede il 44% della ricchezza nazionale.

IL PAESE DEI MENO UGUALI
di Massimo D`Antoni

Se nelle fasi di crescita può essere normale una certa tolleranza riguardo al sistema attraverso il quale i vantaggi sono distribuiti tra i diversi gruppi sociali, tale tolleranza sembra scomparire in una fase come quella corrente, in cui si tratta di dividersi costi e sacrifici. Così si spiega la reazione giustamente scandalizzata rispetto ai dati fiscali pubblicati qualche giorno fa. E così forse si spiega anche l`attenzione che, dall`inizio della crisi, sta ricevendo il tema della diseguaglianza, relegato per decenni alle discussioni accademiche.

Nei decenni più recenti la crescita ha concentrato i suoi benefici sul 10% (o 1`1% quando non addirittura lo 0,1%) più ricco della popolazione delle economie avanzate. Il fenomeno si è manifestato prima e in misura più netta nei Paesi anglosassoni, successivamente (dagli anni novanta) nel nostro Paese, per toccare nell` ultimo decennio anche i Paesi tradizionalmente più egualitari del centro e nord Europa. E se ancora gli economisti discutono se tali crescenti diseguaglianze debbano essere considerate una causa della crisi, vi sono pochi dubbi che esse siano quanto meno il sintomo di uno sviluppo squilibrato e alla lunga non sostenibile.

L`Italia è un Paese ad elevata diseguaglianza dei redditi, alleviata solo in parte dal sistema fiscale e di welfare. Una diseguaglianza che ha tra le sue ragioni determinanti la struttura frammentata del mercato del lavoro e il basso tasso di occupazione, per cui molte famiglie contano su un`unica fonte di reddito. L`ultimo quindicennio, segnato da una sostanziale stagnazione delle retribuzioni e della produttività, non ha certo alleviato il problema.

È una situazione che preoccupa soprattutto rispetto alle urgenze poste dalla crisi, e alla necessità di affrontare la cura di austerità e gli aggiustamenti richiesti dai vincoli europei. Come ricordato nei giorni scorsi anche da alcuni rapporti riservati indirizzati ai ministri dell`economia dell`Unione, la crisi non è affatto finita. E anche una volta, superata l`emergenza dei debiti pubblici, resta da affrontare il problema di garantire la sostenibilità dell`unione monetaria nel medio/lungo periodo. Il primo decennio di moneta unica ha messo in luce quanto sia inefficace affidare il riequilibrio alla mera disciplina dei conti pubblici.

Economie eterogenee che condividono la stessa moneta dovrebbero disporre di un meccanismo in grado di riassorbire le divergenze nei tassi di crescita dei prezzi e della produttività. Non essendo disponibili gli strumenti tipici di un vero Stato federale (mobilità del lavoro, trasferimenti fiscali tra Paesi), il riequilibrio dovrà trovare altre strade. La soluzione implicita nella corrente ricetta europea è che l`aggiustamento debba interessare principalmente il mercato del lavoro.

Le politiche fiscali restrittive, con la conseguente caduta di domanda e occupazione, dovrebbero sostituire, via deflazione di prezzi e salari, le tradizionali svalutazioni. Una strada dolorosa ed estremamente pesante sul piano sociale, i cui costi si ritiene possano essere tanto minori quanto più rapido sarà l`aggiustamento, e quindi quanto più invocate la «riforme strutturali» renderanno flessibile il mercato del lavoro.

Ma siamo certi che questa sia la strada migliore? Quei Paesi che, come la Germania, con più successo hanno controllato la propria inflazione e il costo del lavoro sono semmai caratterizzati da istituzioni del lavoro centralizzate e forti, e dal coinvolgimento dei lavoratori nelle decisioni industriali. Se anche accettassimo dunque la premessa per cui l`aggiustamento deve essere interamente a carico dei Paesi periferici (il che rischia di essere tristemente vero in assenza di cambiamenti negli obiettivi di inflazione e di mutamenti nella politica economica dei Paesi più forti), di fronte alla necessità di controllare la dinamica salariale, sarebbe comunque preferibile perseguire tale obiettivo per via concertata piuttosto che attraverso la deregolamentazione del lavoro.

Gli effetti negativi per i lavoratori potrebbero essere infatti almeno in parte compensati dal mantenimento di un adeguato sistema di welfare; sarebbe possibile esigere la contropartita di un`adeguata politica di investimenti pubblici e privati per l`occupazione, di politiche fiscali re- distributive. Insomma, tra la via tedesca della concertazione e quella anglosassone in cui ci si affida alle virtù di un mercato non regolato, è la prima quella che meglio risponde alle esigenze del Paese. Nonché la sola che potrebbe garantire che l`uscita dalla crisi non avvenga al prezzo di ulteriori aumenti nelle diseguaglianze retributive, esito prevedibile della liberalizzazione del mercato del lavoro. Ciò che ancora non è chiaro è se questa sia anche la linea del governo italiano.

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24 pensieri su “RICORDATEVI: Il 10% più benestante della popolazione possiede il 44% della ricchezza nazionale.

  1. Quello che non dicono mai è quali sono i provvedimenti che il governo dovrebbe prendere immediatamente per ridurre il divario fra il 10 % e il resto.
    A questo proposito sui media esce sempre molto poco e cadenze “d’oblio” per cui non sai se la scorsa volta che se n’è seriamente parlato era il Neolitico o il Cambriano…. ;)

  2. Forse sbaglierò, ma se chi è al governo fa parte di quel 10%, cosa vogliamo che facciano? Qualcosa mi sfugge…..

  3. ” Ciò che ancora non è chiaro è se questa sia anche la linea del governo italiano.”

    Perchè sia chiaro che NON lo è, che altro potrebbe fare il nostro governo ???

  4. il divario con questo governo diventerà secondo me sempre più ampio. non è un governo di sinistra e per quanto il pd cerchi di mediare è ancora la destra a votare e decidere. Il modello tedesco tanto invocato sembra valere solo per l’articolo 18 e non per una giusta rivalutazione dei salari (ieri gli statali tedeschi hanno avuto un aumento del 6% dello stipendio)

      • Flori ,,,,,, Benvenuta ,,,,, Ci Mancavi ………. Hai trovato Un Buon Maestro ,,,,, A Me Ha Insegnato Come Mettere I Cuoricini ……… Ciao …………

        • Si Franca..ci ritroviamo! ma allora tu sei una gran TELEMATICA….io se non fosse stato per la pazienza di Jordi…pensa che in dei momenti gli dicevo di…arrendersi..tanto non ce la facevo! Ma lui ha tenuto duro….un grande!!!!

  5. Questa è la strada migliore perché i benefici si concentrino ancora di più sul 10 per cento della popolazione. Al quale 10 per cento non frega un accidenti del 90 per cento restante. Dunque, o si mette il 10 per cento nella condizione di non nuocere o l’andazzo non si fermerà.

  6. La linea tedesca ha permesso non solo ai tedeschi di vivere ai margini della crisi senza entrarvi, ma, e mi riferisco al gruppo Volkswagen, di elargire ai propri dipendenti premi di produzione di svariate migliaia di euro….Certo, va ricordato, che il gruppo produce auto non scatolini che si chiamano ancora “Panda”… sulla quale Marchionne va in visita al Quirinale con ostentato orgoglio! Va anche ricordato che l’AD del gruppo tedesco guadagna cifre su cui il nostro geniale manager sputerebbe sopra!

    • …quel gran figlio di…sua madre lo fa apposta Nives…non produce altre macchine da noi per poter poi dimostrare la sua “lungimiranza”…che peste lo colga !!!

      • Posso dire che gli eredi della dinastia Agnelli sono dei gran coglioni, invertebrati, molluschi, quando non preda di tutti i peggiori vizi!

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