«Speriamo di riuscire a consegnare alle sue pronipoti un Paese almeno uguale a quello che lei ha lasciato a noi»


L’AMACA di Michele Serra

“Speriamo di riuscire a consegnare alle sue pronipoti un Paese almeno uguale a quello che lei ha lasciato a noi”, scrive Concita De Gregorio salutando Miriam Mafai. È la fotografia di un passato potente e di un presente flebile. Non si potrebbe dire meglio il vuoto che ci lascia, andandosene, una grande generazione di italiani, quelli usciti dal fascismo e dalla guerra, quelli della rinascita e della Costituzione, quelli che ci sono stati madri e padri. Non so se la Storia li abbia per così dire favoriti – offrendogli di crescere e vivere dentro anni di ferro e di fuoco, temprati come lame – o se sia la nostra “normale” reverenza di figli a farceli vedere così forti, sereni, utili. Certo è che in questo evo sfarinato, divagante, si cerca e non si trova la materia viva che servirebbe a lasciare ai figli un Paese “almeno uguale”. È vero che non si deve mai avere paura. Difatti da domani – prometto – non ne avremo. Ma oggi, leggendo di Miriam e della sua vita, è impossibile non concedersi un istante di sgomento. Come essere all’altezza di quell’energia, di quella semplicità? Da quali fonti attingere, se tutte o quasi (cultura, democrazia, socialismo, liberazione) paiono inaridite o inquinate? E se provassimo a barare, Concita? Se ai nostri figli, quando sarà il momento, noi presentassimo il bilancio di Miriam, spacciandolo per nostro?

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Categorie: Politica, cultura

8 risposte »

  1. La domanda finale di Serra è chiaramente retorica. E’ l’amarezza, il dolore, che lo spingono a scriverla. Lui sa che non è cosi che andrà. Come quando scrive che non si deve avere paura, mai. Quel che c’è da fare va fatto, quotidianamente, anche se faticoso…
    E’ proprio dalle vite di gente forgiata come lame al fuoco delle difficoltà che bisogna prendere esempio, è questa l’eredità che lasciano. Non certo un paese che non può essere, e non si può desiderare, immutabile!

  2. Mi piacerebbe tanto che fosse così, che non fosse una favola da raccontare ai nostri nipoti. Dico nipoti perché nel mio caso i figli hanno già abbondantemente battuto il muso con la realtà delle cose. E anche per i più piccoli la vedo dura; osservo con terrore al disincanto che vivono i bambini di oggi, forse anche perché i mezzi di comunicazione sono ormai alla loro portata, in ogni forma possibile,. Quando ero bambina io, ad informare era soltanto la radio e non per tutta la giornata, oltre al fatto che non ci veniva consentito di ascoltare certe notizie. Per la generazione successiva è arrivata la televisione, ma i programmi erano pochi e soprattutto ai bambini si consentiva la visione di Carosello e poi a letto! Oggi sono circondati da televisori, videoregistratori, pc, giornali di ogni genere, diventa un po’ difficile non sentire certe notizie! Senza considerare l’aria che si respira a casa, gli improperi contro il governo, il malcontento verso la politica o peggio la disperazione per la mancanza di lavoro. Come fare a raccontare bubbole? MI vien da dire ” si stava meglio quando si stava peggio”, ma allora c’erano figure luminose come la Mafai, come la Jotti, come Pertini, Berlinguer………Oggi abbiamo la Mauro e la Santanché, cui ispirarci, per restare in campo femminile, e questo ci lascia senza parole!

  3. sono cresciuta a pane e Repubblica, pertanto da lettrice di Miriam Mafai (e di altri grandi) acquisivo le sue idee leggendola, come se naturalmente fossero mie. Sono stata fortunata (era forse un altra epoca?) nel vivere con modelli così sia nel sociale che nel privato. ed io cerco di fare del mio meglio per riversare ora tutto ciò. Non disperiamo e, nel nostro piccolo, facciamo il nostro dovere.

  4. Una donna vera, un modello a cui dovrebbero aspirare le giovani donne che oggi vengono sballottate tra un casting e l’altro. Purtroppo non mi riferisco alle selezioni per gli spettacoli o i programmi televisivi, ma al brutto mondo che impone che anche per fare la commessa sia necessario avere certe misure e l’espressione come minimo provocante. So che non è così dappertutto, racconto solo la realtà che osservo. E ogni giorno, quando guardo i visi dei bambini della scuola elementare vicino casa mia penso e spero che quelle bambine e quei bambini ancora immersi nell’infanzia dei giochi, possano un giorno produrre cultura e ricchezza in maniera etica e libera. E, da oggi, che possano leggere la biografia di Miriam Mafai e trovarla ‘normale’, lucida e onesta come la propria vita. E che sappiano comprendere la nostra debolezza, che non si accaniscano contro la nostra incapacità di tenere la rotta.

  5. BUONGIORNO A TUTTI…è chiaro che Serra, sopraffatto dall’emozione di questa grande perdita per il paese che ragiona, sfodera un’utopia. Si sa che non possiamo spacciare per buono tutto il marcio che ci sta affondando! Miriam questo lo sapeva e per l’affermazione dei valori affossati da decenni di delinquenziale sfacelo, si batteva quotidianamente, mettendoci non solo la parola ma anche la sua bella faccia segnata dal tempo e dalle battaglie!
    GRAZIE MIRIAM!

  6. …e se poi ci sgamassero… che figura faremmo nei loro confronti?
    No, preferisco la leatà, sempre e comunque.
    Le favole lasciamole raccontare ai fratelli Grimm :cry:

  7. non credo che avrebbe effetto, visto quello, purtroppo, che si troveranno attorno.ma io sono sempre pessimista!

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