
L’AMACA di Michele Serra
Si è letto per giorni, sui quotidiani, che “il popolo del web” non voleva la parata del 2 giugno. La parata si è poi svolta ugualmente, a quanto pare, con discreta accoglienza di pubblico e di critica. Se ne potrebbe dedurre che “il popolo del web” non conta una cicca, ma sarebbe un’ingiusta nonché impropria approssimazione. Più banalmente, “il popolo del web”, inteso come un tutt’uno pensante e giudicante, non esiste. Esistono rispettabili e a volte agguerriti gruppi di opinione, spesso poche decine di persone, che diffondono le loro opinioni in rete, aggregando attorno a queste opinioni migliaia di adesioni. L’esempio forse più notevole sono stati i comitati per l’acqua pubblica, che hanno fatto gran parte del loro ottimo lavoro (ma non tutto) usando la rete. “Il popolo del web” è una di quelle comodissime scorciatoie mediatiche che dicono tutto e niente: sarebbe come attribuire una qualunque campagna di stampa di qualche successo al “popolo dei giornali”, anziché a questa o a quella testata o gruppo editoriale. Si potrebbe dunque fare un piccolo sforzo e rimpiazzare quella assurda dicitura, “popolo del web”, con formulazioni più attinenti. Tipo: qualcuno sul web; alcune persone sul web; Tizio e Caio sul web. Il massimo sarebbe: ognuno con nome e cognome.
Categorie: Politica, cultura
La certezza che l’ opinione del cittadino sia serenamente ignorata da coloro che ne dovrebbero essere rappresentanti è un fenomeno mortale per la Democrazia.
Avere nel web la possibilità di esprimere le proprie opinioni e convinzioni personali conferisce al cittadino frustrato la sensazione, quantomeno, di incidere, almeno potenzialmente, per quel 60 milionesimo che gli spetterebbe per Costituzione, senza aspettare per un lustro la prossima tornata elettorale.
Per non dire del conforto di sapere di altri che la pensano come te e di poter discutere con chi non la pensa come te.
Credo che questa sia la forza che il cittadino trae da questo mezzo di comunicazione.
Ma concordo con Serra, non si può generalizzare.
Serve comunque un catalizzatore organizzativo del consenso, esterno al web.
Faccio notare che il web è anche strumentalizzabile, magari da organizzazioni politiche che con veri e propri ” call center ” ne possono distorcere e governare i messaggi con tsunami di post prefabbricati o diffondendo balle che più sono enormi e più sembrano essere adatte a diffondersi come un virus sulla rete.
fino a che almeno sul web ci rimane la possibilita’ di confrontarci con ideologicamente allineati o no si applaude alla democrazia.si facilitano i confronti si acqisiscono conoscenze si alimentano dubbi si puo’ cambiare idea,cos’è questo se non popolo???
Non concordo con Serra…io…. grazie al Web, ho incontrato” migliaia “di persone che la pensano come me….e grazie al Web ho partecipato alle manifestazioni del popolo viola…..!!!L’articolo di Serra è riduttivo…..non concordo proprio…..!!!!
Le generalizzazioni portano sempre fuori strada.
Bene RI-sottolinearlo.
condivido benvenuto, ciao a tutti mie compaesani e al primo concittadino Giacomo
Non c’è un popolo web, ci sono i popoli del web, distinti tra loro e sono reali. Altrimenti non saremo qui! Il peso è difficilmente misurabile.
Il popolo del web è solo una parte di quello che compone la nazione, magari più avanzata, certamente maggiormente informato e partecipe, ma resta una parte distinta e dunque non può rilevare in assoluto in termini di tendenza. Certo che quando le “battaglie” sono razionali, giuste, questa minoranza riesce, con alleanze mai dichiarate ma realizzate nei fatti, a diventare maggioranza. Ho visto , a latere, dopo aver espresso la mia intenzione di voto, che per il web il primo partito è il Movimento a 5 Stelle, non credo proprio che se si votasse oggi andrebbe così (io voterei per il movimento a 5 stelle). La parata del 2 giugno non andava annullata in quanto non avrebbe comportato un risparmio apprezzabile (il danaro era già stato speso per la preparazione). Io non sono mai andato ad assistere ad manifestazione di tal genere, né mai ci andrò, tuttavia chi l’ho fa merita rispetto. Il fatto poi che tra gli oppositori si trovino Di Pietro, Maroni e Aledanno, mi fossi trovato a Roma sarei andato procurandomi anche un tricolore (quando andavo alle manifestazioni la mia bandiera era monocromatica). Gli sprechi sono le decine e decine di milioni di euro incassati dall’IDV in rimborsi elettorali, senza sostenere spese per sedi, organizzazione di partito, manifestazioni ecc. (questo ssarebbe un capitolo lungo); quanto a Maroni, con quello che è successo nel suo enturage avrebbe fatto meglio a tacere; infine, i costi di Aledanno per la sistemazione di parenti ed amici sono indeterminabili.
Che strano, tutti quelli pronti a giurare che il web è una bufala e che la vera politica si fa solo nei partiti tradizionali, passano ore sul web si sono costruiti siti e blog, hanno pagine con centinaia di amici virtuali e discettano di qualunque cosa. Proprio come gli utenti del web. Proprio come Serra che ha una pagina Facebook con 17886 “mi piace”.
Per me è riduttivo, come spesso gli accade quando parla di web 2.0. Per una critica (spero costruttiva) vi rimando al mio blog, penultimaverita.wordpress.com. Ho provato ad argomentare il motivo per cui trovo la sua tesi poco consapevole di quello che è, e può essere, il web 2.0.
P.S. Non sarà, per caso, che l’acrimonia che sembra trasparire in Serra riguardo al web derivi anche dal fatto che lui, come gli altri “opinionisti” hanno perso, con l’avvento del web, il monopolio del fare opinione?
Solita supponenza intellettualoide. Il popolo del web esiste, eccome! e ormai tende a cambiare anche la politica e il fenomeno “Grillo” ne è un esempio significativo. E’ vero che alcuni post ‘trascinanti’ sono ideati da un numero limitato di persone o associazioni, ma chi li condivide, se non è un idiota, la pensa alla stessa maniera e i numeri non sono un’opinione, sono un fatto. Negare la rivoluzione epocale della rete è segno di miopia e di scarsa intelligenza critica. Anche se si capisce che chi scrive prevalentemente sulla carta stampata sia spaventato dal tramonto del suo mondo. Parlare poi di un eventuale popolo dei giornali è una semplificazione piuttosto ingenua, in quanto alla carta stampata manca proprio ciò che caratterizza il web , ovvero l’interazione immediata. Mi stupisco di Serra, che consideravo una persona intelligente; ma il voler essere sempre ‘contro’ gioca brutti scherzi.
Concordo con Serra non esiste il popolo del Web come non esiste il popolo dei cellulari o degli i-pod o altro. Esiste una moltitudine di persone che ha trovato in questi strumenti il mezzo ideale per rintracciarsi, confrontarsi e proporsi. Se vogliamo il web rispetto ai giornali, alla radio e alla tv ha la caratteristica di rendere soggetti attivi gli utenti non passivi come gli altri strumenti e media, non esiste il popolo del web ma un popolo con ‘sue’ caratteristiche che usa il web!
Io, mi chiamo Pierpaolo Coluccia, vivo a Roma e lavoro alla Sapienza, ero e sono contrario alla parata. L’ho scritto sul web e ho visto che, come me, migliaia di persone con nome e cognome erano contrarie. Non mi pare che, se fossi stato in uno dei partiti tradizionali, avrei avuto la stessa libertà di opinione.
Io penso che “il popolo del web” conti moltissimo se non altro perchè attraverso questo strumento tutti noi cioè la società è messa in condizione di esprimere in tempo reale reazioni,opinioni su notizie e/o accadimenti che in altri tempi venivano comunicati in “differita”.Ci si confronta e poi ,può anche succedere che le persone elaborino il pensiero sulla scorta di tanti dati e cambi opinione.Non riesco a dare a questa espressione un qualcosa di negativo.
D’accordo con Serra e con le considerazioni e precisazioni di Giacomo e Jordi
Non sono d’accordo con Serra e ho votato di conseguenza. Pur nella sua amplificazione e altisonanza, la locuzione “popolo del web” è quanto mai adatta a indicare una moltitudine di essere umani che, al di là dei confini di una regione, di una nazione e di un continente, possono conoscersi e scambiare opinioni. Il loro comun denominatore, potrei dire la loro patria virtuale, è la rete, uno strumento di democrazia diretta, partecipata, dialettica, molto più vero e attendibile dei telegiornali e dei giornali, che non informano come sarebbe loro dovere, anzi sono sempre più collaterali al potere. Non solo Grillo e il M5S sono la dimostrazione dell’efficacia e dell’importanza che sta assumendo il web nella diffusione delle idee e nella formazione del consenso. Nel caso mio particolare, avendo rinunciato al televisore e rifiutato l’informazione offerta dai quotidiani e dai settimanali, il web è l’unica fonte di notizie a mia disposizione, ed è anche l’unica possibilità che ho di interagire con gli altri.
La precisazione semantica mi sembra un espediente per mettere sullo stesso piano una casta autoreferenziale ed autonominata, con il dirompente potere di chi sul web ha finalmente la possibilità di gridare che il re è nudo. Serve a guardare il dito e non la luna, ma il re è e resta nudo!
Reblogged this on pepp8.
sono d’accordo con Michele Serra… parlare di “popolo del web” è come parlare di “voto cattolico” o di qualche altro massimo sistema…. condivido in pieno quello che dice!
Donatella
Reblogged this on Insieme per San Giorgio.
La dicitura “popolo del web” va a mio parere contestualizzata e “ideologizzata”, per così dire. Essa si giustifica pienamente se analizzata alla luce della mentalità di chi l’ha coniata e diffusa. Per chi ne ha paura, per chi, cioè, si serve dei tradizionali media per propinare una verità unica, una versione dei fatti epurata di tutti i riferimenti ad eventuali voci di dissenso e di critica, il web rappresenta “il grande sabotatore”, la voce irriducibile all’univocità, la “Carboneria” della controinformazione pericolosa e destabilizzante. Chi ne ha paura – il politicante, il semplicista, il giornalista asservito al “regime”, l’analfabeta informatico, il qualunquista – definisce spregiativamente “popolo del web” le persone che lo inquietano con le loro proteste, la loro perizia telematica e la loro voglia di cercare canali alternativi di discussione e proposta, sociale, politica, culturale. Dire “popolo del web”, in tale ottica, equivale a dire “quei fanatici frustrati del mondo virtuale”, sottintendendo che di quello “reale”, invece, costoro non capiscano nulla, e caldamente sperando che l’etichettatura sprezzante li faccia recedere dal proposito di incidere seriamente e concretamente su di esso.
La certezza che l’ opinione del cittadino sia serenamente ignorata da coloro che ne dovrebbero essere rappresentanti è un fenomeno mortale per la Democrazia.
Avere nel web la possibilità di esprimere le proprie opinioni e convinzioni personali conferisce al cittadino frustrato la sensazione, quantomeno, di incidere, almeno potenzialmente, per quel 60 milionesimo che gli spetterebbe per Costituzione, senza aspettare per un lustro la prossima tornata elettorale.
Per non dire del conforto di sapere di altri che la pensano come te e di poter discutere con chi non la pensa come te.
Credo che questa sia la forza che il cittadino trae da questo mezzo di comunicazione.
Ma concordo con Serra, non si può generalizzare.
Serve comunque un catalizzatore organizzativo del consenso, esterno al web.
Faccio notare che il web è anche strumentalizzabile, magari da organizzazioni politiche che con veri e propri ” call center ” ne possono distorcere e governare i messaggi con tsunami di post prefabbricati o diffondendo balle che più sono enormi e più sembrano essere adatte a diffondersi come un virus sulla rete.
Sono d’accordo con Michele Serra sul senso da attribuire alla definizione “popolo del web”, che trovo assolutamente impropria e genericamente appiattita sul contenitore, piuttosto che sui contenuti. Eppure, mentre lo scrivo, mi serpeggia un dubbio sgradevole. E se invece, in qualche misura, la rete fosse un mezzo “educante”? Voglio dire che spesso vedo conquistate da parole d’ordine su fb, per esempio, persone che, per la loro storia personale, cultura e tradizione politica, dovrebbero esserne assolutamente lontane se non contrarie; persone che, incontrate ogni giorno, esprimono opinioni orientate in modo diametralmente opposto e rappresentano istanze, economiche o sociali o personali, che nulla hanno in comune con certe posizioni espresse sul web – da chi…spesso me lo chiedo!! Allora il dubbio è che il web oggi sia vissuto da moilti come “la verità” che sale dal basso, quella cui chiunque può partecipare aggiungendo forza ed adesione, contro la “verità” di TV e giornali giudicati ormai come voci della politica e del potere. Quanto “dal basso” arrivi questa “verità”, in senso reale o metaforico che sia, pare non interessi nessuno.
Ciao, Lorena. Credo che la storia tutta dell’umanità mostri che LA verità è sempre stabilita dall’alto. Mi viene in mente, al riguardo, la “biologia stalinista” di Trofim Denisovič Lysenko, in auge nell’URSS fino agli anni sessanta del secolo scorso.
“Il popolo del web” si illude di contare qualcosa. Primo, perché è solo una piccola parte del popolo che veramente ha accesso al web e lo sa usare, Secondo, perché solo se “l’opinione del web ” è sostenuta e rilanciata da media più capillari e più “autorevoli” assume una qualche rilevanza. Il fenomeno Grillo , ad esempio, se non fosse amplificato da tutti i giornali cartacei e da tutte le TV e se i suoi “comizi” non fossero seguiti come spettacolo di cabaret “a gratis” , non avrebbe assunto queste proporzioni
Fara, condivido appieno.
A questo riguardo, Fara, giorni fa ho scritto su questo blog che i mezzi di comunicazione che avversano il Grillo (il quale sputtana TUTTI i giornalisti) danneggerebbero parecchio il movimento se lo ignorassero. Grillo (anzi Casaleggio) è furbissimo: ha trovato il modo di farsi pubblicità gratis attraverso i giornali che credono di combatterlo.
D’accordissimo anche con questa tua considerazione, Jordi!
Anch’io condivido ciò che scrive Fara. Ma tengo ancora a precisare che – secondo il mio modesto parere – Serra non voleva sminuire il web ma soltanto la definizione di “popolo del web”…
Come ho scritto prima, anch’io la penso così sulle intenzioni di Serra..
Lo so bene, Jordi! Infatti – come avrai notato – ho scritto sopra “come alcuni commenti lasciano trasparire”, non come TUTTI i commenti…
Scusate amici, non voglio fare il difensore di Michele Serra ma forse si sta travisando quello che il giornalista voleva comunicare. Qui non si tratta – come alcuni commenti lasciano trasparire – di un sondaggio fra chi è pro o contro il web. Chi potrebbe essere contro? Quello che secondo il mio punto di vista Serra voleva sottolineare era una critica alla definizione di “popolo del web”. Definizione che può significare tutto e nulla. E’ solo una stupida generalizzazione, tipica dei nostri tempi. Chi è il “popolo del web”? Quello che inneggia a Grillo o quello che inneggiava a Berlusconi? Il “popolo del web” è – come sottolinea Serra con il suo solito acume – come “il popolo dei giornali”. C’è differenza fra chi compra “Libero” e chi compra “Il Fatto”? O fanno tutti parte del “popolo dei giornali”? Io non vorrei che mi si inserisse in un generico “popolo dei giornali”. Preferirei essere chiamato “lettore di Repubblica” o “lettore del Fatto”, o anche “lettore dell’Espresso”. Coloro che hanno influito sui referendum dell’acqua facevano parte del “popolo del web” o, fortunatamente, solo di una parte di quel popolo? Riflettete…
Anch’io non sono stata in tema con lo spirito dell’Amaca…ho letto troppo in fretta e non ne ho colta l’essenza!
Si ho controllato Giacomo e aumenta ad ogni voto ecco perchè l’ho segnalato.
Incredibile! A me no. Il voto totale resta sempre lo stesso. Adesso vado a controllare nelle impostazioni del sondaggio e ti faccio sapere. Grazie, comunque…
Anch’io ho provato ha votare piu’ volte,ma non mi ha piu’ conteggiato il voto.Ho provato anche ora,ma niente
Comunque Giacomo da quando ti ho fatto la segnalazione e forse dopo il tuo intervento non mi appare più il sondaggio quindi anche se volessi provare non posso farlo.
Nives m’hai levato le parole dalla tastiera.<
un bacio a: Sandro, Nives, benvenuto, Franca, Natalia, Marghe, Fabio, Ciro, Jordì, Calogero, Vanni, Nietta, Dora, Odette, Barbara, Loredana, Gabriella, Maria, Giuseppina, Sogni, Gio, Rina,
Sandro , condivido in toto.
Non sono d’accordo con Michele Serra in questa analisi che, secondo me, difetta di superficialità. Il termine “popolo del web” è un’erpressione che sta ad indicare un grosso contenitore…. quello che è necessario vedere è come questo sia riempito dai diversi gruppi, spontanei o meno…. Insomma il web è uno strumento nuovo e innovativo ….. in continua evoluzione… Io ho 62 anni ma ho fortunatamente le sinapsi ancora abbastanza integre…. Non ci fosse stato il web Grillo e il m5stelle non avrebbe avuto quella visibilità che i talk show avrebbero negato! E’ in atto una ricùvoluzione comunicativa. Bisogna prenderne atto. FB è un mondo…. sta al singolo scegliere la contrada in cui abitare. Personalemnete sono iscritta a diversi gruppi… le notizie che ci si scambia in tempo reale sono più efficaci di qualunque news di google….. Parlando con Mirandola , via fb, sinceramente NON mi è sembrato che gli emiliani fossero così felici della parata…. Questa è stata fatta, indubbiamente… si può dire che chi era contro ha perso? Siamo così sicuri che se non ci fosse stato fb o twitter la parata sarebbe stata così ridimensionata? WSvegliamoci gente, si svegli serra… non siamo più ai tempi in cui per scrivere si incideva la pietra…. e si ricrdi che lo strumento talvolta influenza il contenuto…. Con perdite, ovvio…. ad esempio la scomparsa del paratassico a tutto beneficio dell’iipotassico.
Una pensionata
Perfettamente d’accordo. Passo alcuni momenti del mio tempo a stigmatizzare su Fb gli “adesso basta!” degli “indignados virtuali di professione” avvertendoli che le loro voci, nella maggior parte dei casi, scoppiano nel vento.
Sandro: Altro che polemica! Ti ringrazio della segnalazione, invece. Diciamo che non dovrebbe essere possibile. Hai controllato se dopo che hai ripetuto il voto il conteggio totale cambia o resto lo stesso? Io credo che il sistema consenta di cliccare su “vota” quante volte si vuole ma dopo il primo voto non conteggia più i voti successivi. Fammi sapere se ho ragione.
A me fa votare una sola volta.
SI PUO’ VOTARE PIU’ DI UNA VOLTA, MA NON VIENE CONTEGGIATO IL VOTO SEGUENTE AL PRIMO!
Nives, è quello che ho scritto sopra in risposta a Sandro. Ed è quello che succede a me personalmente. Ma Sandro dice che il contatore si muove. Non so che dire. Nelle impostazioni del sondaggio si dice proprio che vale solo il primo click. Tutti gli altri non vengono più conteggiati.
Io ho verificato, entrando ed uscendo dal blog, che il mio ri-voto non muoveva il conteggio!
E’vero che sul web si tende a sovrastimare la rilevanza numerica dei movimenti d’opinione.
Il fatto della visibilità talvolta provoca un abbaglio.Anche Grillo potrebbe soffrirne
Nota di servizio.Perchè è possibile votare più volte come ho provato a fare sull’essere o meno d’accordo sull’articolo di Michele Serra?Non dovrebbe essere consentito così potrebbero rivelarsi falsi i sondaggi.Non è polemica solo un chiarimento per capire.
Il WEB è un mezzo eccellente per mettere a contatto persone che mai si sarebbero incontrate nel reale, di confronto di idee, sia buone che malsane. Noi ragioniamo da una parte della barricata, ma ce n’è certamente un’altra che vede e intende le cose all’opposto di noi! Può darsi che non siamo un popolo ma un agglomerato di identità che usano il mezzo per sentirsi appoggiati, confortati nel loro modo di pensare e meno soli. E’ chiaro che mi riferisco a coloro cui interassano temi socio-politici, non a “cuori solitari” e così via. Posso essere quindi d’accordo con Serra. Aggiungo però che se non vi fosse stato attribuito risalto alla levata di scudi di tantissimi italiani che ritenevano superflui i festeggiamenti in un simile drammatico momento, vuoi per ragioni luttuose che per crisi economica, la parata con ogni probabilità si sarebbe svolta con tutta la pompa magna che conosciamo. E questa protesta è nata qui ed è stata raccolta dalle istituzioni. Quindi le voci del WEB, in questo senso sono state ascoltate ed hanno smorzato la magnificenza inutile e fuori luogo!
perfetta analisi
SANDRO: CONDIVIDO IN TOTO!!!!
Non sono d’accordo con Michele Serra.Il web ha dimostrato e Grillo ne è la dimostrazione lampante che può essere un mezzo incontrollabile che potrebbe sconvolgere ciò che i media tengono bloccato cioè l’informazione e quindi cambiare repentinamente l’opinione di parte della popolazione che del web ne fa uso e consumo come veicolo informativo.Poi possono esserci degli argomenti che fanno più presa di altri quindi avere più incisività sull’opinione pubblica semprevdel web.Esempio l’acqua pubblica sicuramente ha avuto un impatto maggiore rispetto alla parata del 2 giugno.
Sandro, ciao. Quanta della gente che ha votato per il grilismo segue il web? Lo sai? Se non lo sai, non puoi affermare che il successo di Grillo dimostra qualcosa sugli effetti del web. Sulla natura del web, vado oltre te: è incontrollabile. Come dicevo in altro post, ritengo che almeno l’80 per cento del materiale del web sia incontrollabile e, dunque, potenzialmente falso. E la maggioranza degli utenti casca nell’imbroglio.
Jordi ciao.Condivido ma solo in parte.Al di la se le informazioni possano essere un imbroglio ciò non toglie che il web è fonte veicolabile.Per quanto riguarda Grillo sicuramente il suo successo elettorale non è merito solo del web ma sicuramen te il web è stata la fonte della sua nascita.
Il motivo per il quale Serra ha ragione è che, aldilà dell’anonimato che non esiste, quello che è il nostro sfogo quotidiano e che rappresenta realmente il nostro pensiero, potrebbe trasformarsi un giorno in qualcosa di diretto e fattivo? Cioè, il popolo del web è una cosa, una massa…ma gli individui che lo compongono sarebbero pronti ad assumersi la responsabilità di quanto affermano a livello personale? La rivoluzione a parole la sappiamo fare tutti, ma saremmo capaci di perseguire realmente le nostre idee di rinnovamento…o al momento del dunque, ci defileremmo dalla scena? Ecco perchè la rete conta a livello opinionistico ma non ha il peso per far cambiare il potere (ammesso che al potere importi qualcosa dell’opinione della gente)!
Gli Emiliani ,,,, Hanno Ben Altro A Cui Pensare ,,,,,, Non è Certo Un Popolo Che Si Piange Addosso ……… Se Ne Fregano Altamente Di Parate Del 2 O Il Papa A Milano ,,,Alla Scala A Sentire Beethoven ……. Per Loro Quella Data è Ben Altro ,,,,E Se La Ricorderanno Per Molto Tempo A Venire ………. Ciao ………
…….senza il “popolo del web”, molti non sarebbero venuti nemmeno a conoscenza della ribellione e della contrarietà, per così dire, di molti italiani allo svolgimento della parata. Questo, infatti, svolge un lavoro di informazione e controinformazione necessario, utile e a mio parere….ormai irrinunciabile!
Ecco, informazione e controinformazione. E, dunque, anche canale di grandi bufale, soprattutto per gli ingenui che prendono per oro colato tutto ciò che compare nello schermo del computer Ad occhio e croce dire che almeno l’80 per cento del material del web sia incontrollabile e, dunque, potenzialmente falso.
Il fatto é che la gente soffre di protagonismo e cliccare un tastino da seduti in casa col sederino ben coperto li fa sentire eroi ahahahahahaha
Jordi, per esempio il M5S i consensi del web si sono come per incanto tradotti in realtà!!! Io la penso così e ho scritto altrettanto!! Il tuo commento che si conclude con” l’anima in pace” penso rispecchi il tuo sincero pensiero e reale stato!!
Di grazia, Benvenuto. Come hai misurato i consensi del grillismo nel web? Forse l’oracolo ha stabilito che i voti racimolati nelle amministrative corrispondono ai consensi nel web?
Quanto al mio stato,non pretendo di fare alcuna rivoluzione. Mi limito a leggere i pareri degli altri e a esprimere i miei. Badaci bene, PARERI.
Il web non è che un mezzo per manifestare proprie opinioni. Qualcuno ne tiene conto quando fa comodo e meno quando è scomodo. La realtà è che, lo stesso, ci ha privato della capacità di aggregazione vera e la rivoluzione non si fa in maniera virtuale. Non ci cagano quando andiamo a manifestare nelle piazze figuriamoci quando esprimiamo un dissenso a chiacchiere. Non si può non tenerne conto e nel mondo molti cambiamenti sono avvenuti grazie a questo mezzo….ma non bisogna dimenticare che alle parole occorre far seguire i fatti che significa schiodare il culo dalla comoda poltrona.
allora invece della tastiera imbracciamo i forconi??? si è visto cosa sono serviti in Sicilia….fanno comunque quello che vogliono
VANNI, sono d’accordo con te!!! Sarebbe stato più sano per l’Italia se il presidente della Repubblica fosse andato fuori insieme al porco di Arcore!!! E’ andato via un pazzo furioso ma è rimasto a continuare l’opera un uomo che ormai và come và!!!!
Temo che la tastiera sia un alibi per molti rivoluzionari mancati. Fare la rivoluzione seduti in casa è un passatempo come un altro, ma forse a qualcuno mette l’anima in pace.
Jordi credo proprio che Tu abbia ragione almeno in parte,cio’ pero’ non prescinde dal fatto che i dissidenti del web relativamente la manifestazione e alla visita del papa che andavano quasi di pari passo,esprimessero un’opinione personale che merita il rispetto dei favorevoli e dei contrari.la democrazia dice proprio questo.per quanto riguarda l’anonimato del voto per quello che mi riguarda potrebbe anche essere “tolto” per i favorevoli e quelli responsabili delle proprie azioni.non c’è da vergognarsi ne per il si ne per il no
Il popolo web è quello più reale e sincero e lo ha dimostrato in diverse situazioni (referendum, M5S). Il voto è reale!!!
Che cosa c’entra il voto con il cosiddetto “popolo del web”? Lo sai spiegare, Benvenuto?
è tanta la gente che piace condividere, sui profili web, le più disparate notizie di giustizia sociale, di libertà, del costo della casta e poi nella vita reale sono più apatici che mai …
Buongiorno.Concordo in parte con Serra ,sembra che il popolo del Web non conti nulla. Ma mentre sui referendum c’e’ stato tutto il tempo di fare il tam tam e influire sul risultato,in questa occasione si e’ aspetato il terremoto per dire che non si doveva fare.In effetti si doveva partire molto prima sia per la manifestazione del 2 giugno sia per il papa a milano.La situazione era gia’ disperata e non c’era bisogno del terremoto per chiedere la sospesione delle manifestazioni.Poi dobbiamo aggiungere che abbiamo un presidente della repubblica che e’ meglio non parlarne
con dispiacere, ma sono d’accordo con Serra: l’espressione “popolo del web” è impropria perchè (salvo alcune eccezioni come ad esempio i referendum …) sono davvero pochi quelli che si rivolgono ad internet per il desiderio di un impegno sociale politico o anche solo per confrontarsi con altri … d’altra parte basterebbe riflettere sul fatto (per me incomprensibile) di quanto bassa sia in Italia la percentuale di persone che leggono libri o giornali !!!!
Concordo con Serra e con Jordi, le banalizzazioni, le generalizzazioni, la superficialità e la massificazione, sono elementi di una malattia aggravatasi negli ultimi anni… e queste modalità rischiano di risultare molto pericolose.
Xche lo sfarzo, che non è stato,contenuto x il Papa,non viene messo in evidenza? Xchè questa montatura della parata, è stata montata, da quei soggetti, che vogliono, la dittatura.
Vedi chi mancava alla parata?Tutti quelli che erano al potere e volevano cancellare le date delle ricorrenze,x la Repubblica.Gli unici che non si sono lamentati sono gli EMILIANI.
Penso che Serra abbia centrato un aspetto. Il popolo del web è un neologismo che vorrebbe identificare un fenomeno. Un fenomeno che non sempre rispecchia la realtà.La parata del 2 giugno ha smentito l’esistenza di un nutrito gruppo di persone che non la voleva.
Mi trovo daccordo con Serra.
Concordo con Serra. La rete, strumento bellissimo, si sta rivelando sempre più una trappola per i meno attrezzati. E’ da un po’ che associavo ad essa l’immagine della rete a strascico, poi ho scoperto che esistono anche le reti a circuizione.
Non sono d’accordo, su questo punto. Siamo anche noi popolo..
Possiamo rappresentare la maggior parte dei cittadini italiani, sicuri che la pensano anche loro alla nostra manierac, ma non hanno questa possibilita’, siamo gli unici, che in prima persona, possono dire al mondo, le ingiustizie e la pressione che subbiamo, In un paese che vuol chiamarsi democratico, tutti dovremmo avere la possibilita’ di reclamare e accusare una classe politica, che si comporta in maniera dittatoriale.
Come i dittatori i nostri politici, non cedono il posto, a chi probabilmente potrebbe fare meglio.
Mi trovo in accordo con Serra, non solo in questo caso,,che tanto non c’ era in palio niente era un modo di vedere, e chi voleva cercava di esprimere le sue idee..mentre per l’ acqua e gli altri 3 referendum, ricordo ci siamo impegnati a fondo anche fuori da qui. Io ho un’ amica che saluta tutti al mattino e sempre con “Un saluto a tutto il popolo fb ” ed io che ho nome e cognome, non mi piace questa espressione e cerco sempre di evitarla.
Ma Serra chiede ai giornalisti di smetterla di essere banalizzatori. La maggioranza lo sono.
Non sono d’accordo questa volta con Michele Serra: quando si vota non si danno le proprie generalità…sul web spesso invece ci sono…quindi se mai il giudizio espresso sul web è più significativo di quello di un voto segreto!
Giuseppina, ciao.
Non credo che Serra ragioni suol voto nel web. Ragiona su un concetto (“il popolo del web”) che, per lui (a anche per me) non si riferisce ad alcuna realtà.
l’opignone di alcuni non si può far passare come volontà del popolo
Pura verità! Purtroppo.
minimizza troppo.
anche se credo sia ironia la sua !!!