Intercettazioni, pronto il testo Severino. “Ma voglio anche l’anti-corruzione”
di Liana Milella
Al Pdl, che preme per avere la legge sulle intercettazioni entro la fine della legislatura, il ministro della Giustizia Paola Severino ha risposto giusto due giorni fa con inusitata fermezza: «Il governo Monti ha una priorità, la legge anti-corruzione. Sia chiaro che se quella non accelera il suo iter e non passa definitivamente, le intercettazioni restano ferme là dove sono adesso». Se invece, a settembre, arriveranno concreti segnali di buona volontà sull’anti-corruzione, una legge che attende il sì dalla primavera del 2010, anche quella sugli ascolti ricomincerà a marciare speditamente. Il segretario del Pdl Angelino Alfano e l’avvocato del premier Niccolò Ghedini hanno storto il naso, ma al Guardasigilli non sono riusciti a strappare una sola promessa in più. Anche se è evidente che, dopo le telefonate dell’ex ministro Mancino al Quirinale, che hanno costretto il capo dello Stato a ricorrere alla Corte costituzionale, il dossier delle intercettazioni è in bella evidenza sul tavolo del ministro. E un nuovo testo è già pronto.
Fin qui l’articolo che Repubblica.it pubblica sul suo sito:
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La linea di Severino è chiara. Riassumibile così: «Il vecchio testo Alfano è ormai ingestibile per via delle parti che, in doppia lettura tra Camera e Senato, ormai non sono più modificabili. Una buona riforma presuppone invece grande libertà di movimento in una materia così complessa e in cui sono in ballo più diritti in contemporanea». Chi frequenta via Arenula sa appunto che, nei cassetti di Severino, una nuova proposta c’è già, ma il Guardasigilli non è disposta ad alcuna deroga rispetto alla sua scala di priorità. Anti-corruzione, disegno di legge sulle pene alternative e intercettazioni sono tre vagoni che viaggiano sullo stesso treno. Ma Severino ha sempre mal visto una politica dello scambio tra una legge e l’altra e vuole evitare che se ne creino anche le condizioni.
La strada rischia di essere quindi tutta in salita e di vanificare, in assenza di un preciso e formale impegno del Pdl, qualsiasi sforzo per avere una legge sugli ascolti. Basti pensare che le norme contro la corruzione, votate alla Camera a metà giugno, non hanno praticamente mosso passo al Senato. Una sola seduta a settimana e nessuna voglia di accelerazione da parte della commissione Affari costituzionali, nonostante le pressioni del Pd e dell’Idv. Con questo ritmo, e visto che il Pdl pretende per forza delle modifiche, l’anti-corruzione non ce la farà mai a diventare legge prima del voto politico del 2013.
Eppure questo va detto per verità di cronaca — non c’è solo il Pdl stavolta a premere per intervenire sugli ascolti. La frontiera dei “no” resta ferma e al primo posto vede schierata la Fnsi, il sindacato dei giornalisti, che con il presidente Roberto Natale non ha mancato giorno per rintuzzare i tentativi di tappare la bocca ai cronisti. Ma sul fronte opposto — ovviamente con i necessari distinguo — stavolta c’è il capo dello Stato in persona, furibondo dopo il caso Palermo e con addosso il rischio incombente che la sua privacy istituzionale venga violata per via di intercettazioni che sono già state lette e tuttora si trovano all’interno di un fascicolo. Napolitano ha sempre sollecitato una riforma bipartisan, costretto però a respingere la voglia di bavaglio del Pdl. Dell’esasperazione del Colle si è fatto interprete il vice presidente del Csm Michele Vietti che, in un paio di interviste, ha riproposto il nodo delle telefonate che coinvolgono, assieme all’indagato, anche persone che non sono sfiorate da una responsabilità penale nell’inchiesta. Sono quelli che, in gergo e con una brutta espressione, si definiscono “i terzi”. È di questi che si vorrebbe tutelare la privacy.
Va da sé che l’operazione è difficilissima e rischia di portare con sé un inevitabile bavaglio. Basta pensare alla mole di intercettazioni in un’indagine e alla frequenza con cui un indagato discorre con persone che non vengono affatto iscritte nel registro. Che fare in fase di deposito per tenere riservati quegli interlocutori? Cancellare il dialogo? Omettere i nomi? Buttare via tutto? È diventato questo il capitolo principale su cui riflettere e che — si sta pensano in via Arenula — potrebbe anche trasformarsi in uno stralcio di legge autonoma, nel quale inserire un elemento chiarificatore sulla delicata questione delle telefonate indirette che coinvolgono il capo dello Stato. Un modo per anticipare il futuro verdetto della Consulta sul conflitto Quirinale-Palermo, soprattutto se essa fosse orientata a scrivere una sentenza in cui segnala un vuoto normativo nella legge dell’89 che detta le regole sulle intercettazioni dirette del capo dello Stato.
Categorie: Politica, cultura
vuoi vedere che..DOVE NON è RIUSCITO IL PIDUISTA ..CI FREGHERà ILGOVERNO MONTI..LA SOLFA è QUESTA.IL PD STA APPOGGIANDO UNA VERGOGNOSA PRESA DI POSIZIONE ..L’ITER QUOTIDIANO CI PORTA A NON SPERARE TROPPO..
ondivido Appieno !
Condivido !
Chissà perchè Napolitano vuole le stesse cose che chiede Berlusconi!!!! La mia stima per quell’uomo del Colle rimane sempre molto viva e non posso nemmeno immaginare che sia o che sia stato in passato, in tresca a loschi affari. Semplicemente, non vede di buon gusto che certe frivolezze siano di dominio pubblico, ecco spiegato!!! Ed essendo Lui un politico, non posso avere dubbi di condotta linda nell’arco di una carriera assai lunga. Storia recente ci insegna che tutti i politici di alto livello sono sempre innocenti!!!
Ormai arriveranno anche a questa legge con la corruzione dilagante non si possono permettere di essere intercettati
Napolitano dovrebbe essere lui il primo a volere dover mettere a disposizione della Magistratura tutta la documentazione possibile che acclari la sua rettitudine giacchè però retto non è fa di tutto per coprire tutta la solita montagna di zozzeria omertosa
Paola: hahah!ha!ha! Campa cavallo!!!
queste leggi con il pdl per traverso arriveranno a “babbo morto” per confrmare l’italiota onesta’..
Speriamo,bene.
Già l’iter di questa legge era in salita, con la messa di traverso di Napolitano, la salita si è arricchita del percorso accidentato! Comunque, mai buttare via tutto! Ma scherziamo, se entrano “terzi” nelle intercettazioni, questi vanno “scremati” e non pubblicabili i loro dialoghi , semmai! Altrove questo problema non esiste, e ne immagino il motivi. Solo in Italia abbiamo una classe politica (non tutta, beninteso) che ha molti scheletri nell’armadio, tanti che non riesce più ad ammucchiarli con ordine e tracimano da tutte le telefonate che nelle procure di mezza Italia riempiono i faldoni! Capostipite della necessità del bavaglio, non occorre dirlo è il signore di Arcore! Che vede emergere da queste gli estremi per incriminarlo in vari processi! Non già per l’onta che i contenuti evidenziano all’opinione pubblica! Di quelli magari si vanta! E fa bene, perchè gran parte dell’opinione pubblica è dalla sua parte! Tanto porco, tanto onore!!!!!
NIVES, come si poteva – in quattro parole – evidenziare meglio la caratteristica principale dell’italiano-medio?
“Tanto porco tanto onore” è un capolavoro di sintesi! Dice tutto quello che deve dire…
GIACOMO….la calura induce all’estrema sintesi!
pero’ si capisce perfettamente!!
ahahahah Nives, hai mai pensato di fare l’umorista? In Italia abbiamo tanto bisogno di ridere!!!!! Perfetta la definizione, una battuta alla Marcello Marchesi!
no al baratto,intercettazioni necessarie e il provvedimento anti-corruzione è di vitale importanza.
Come da degna scuola berlusconiana, post coitale: do ut des! Ma chi vuol prendere per il culo questa qui?