INTERVISTA A STEFANO RODOTA’


«Rispetto all’agenda Monti la direzione indicata da Bersani è un’altra. È un punto di avvio per mettere a fuoco i soggetti i temi e le gerarchie»

«Dalla Carta d’intenti i cardini di una politica costituzionale»
di Andrea Carugati

«Il centrosinistra era diventato un campo di Agramante: troppe divisioni, troppa confusione impedivano di riconoscere in quello schieramento un luogo significativo della politica. Per questo il nuovo rapporto tra Pd e Sel è una novità importante, una scelta che fa chiarezza anche nei confronti dell’opinione pubblica. E che non si può giudicare con le categorie psicologiche del tradimento o dell’abbandono», spiega Stefano Rodotà, professore emerito di Diritto civile alla Sapienza, già presidente dell’Autorità garante della privacy.
Dunque ritiene che l’uscita di Di Pietro sia un fatto positivo?
«La cosiddetta “foto di Vasto” era un’entità irrisolta, contestata da più parti anche dentro lo stesso Pd, che non consentiva di fare passi politici significativi, di costruire un’agenda di governo dei progressisti. È indubitabile che, dopo il successo di Grillo alle amministrative, Di Pietro abbia fatto una scelta totalmente populista, per paura di perdere una quota consistente del suo elettorato. Una operazione che ha trovato il suo apice nell’inaccettabile aggressione al Quirinale».
Il nuovo schema Pd-Sel si può considerare risolutivo?
«I soggetti di questa alleanza si trovano davanti a un impegno gravoso, non si può dire che tutto sia risolto. E tuttavia ritengo che la Carta d’intenti presentata da Bersani sia utile per mettere a punto una diversa agenda politica. È un lavoro difficile, perché in questi anni le agende hanno avuto un respiro cortissimo, legato a convenienze e strumentalizzazioni. La Carta del Pd compie un’opera di efficace disboscamento rispetto al programma dell’Unione del 2006 di oltre 270 pagine. Ma non basta. Può essere un punto di avvio per mettere a fuoco i soggetti, i temi e le gerarchie. Uno di questi è il rapporto con la cosiddetta “agenda Monti”: mi pare che la direzione indicata da Bersani sia un’altra, nonostante le santificazioni del governo tecnico che vengono da alcuni settori Pd».
Quale?
«Il governo tecnico ha operato riducendo gli ambiti di intervento, nella Carta del Pd c’è invece il tentativo di indicare obiettivi e orizzonti più ampi, che vanno oltre il risanamento del bilancio e il primato assoluto dell’economia e toccano quelli che definirei i cardini di una “politica costituzionale”: a partire dai diritti civili, su cui Bersani ha superato molte timidezze del passato, e da un’idea dell’Europa che va oltre il conferimento di maggiori poteri a Bruxelles nel governo dei conti. Penso all’esigenza di maggiori contrappesi democratici, come un nuovo ruolo del Parlamento europeo e nuovi meccanismi di rappresentanza e di partecipazione. L’Europa non è e non può essere solo rigore, ma anche uno strumento per la promozione dei diritti, come è successo nel caso dei licenziamenti Fiat e dei diritti delle coppie gay. Penso poi ai beni comuni, come l’acqua. A cui va aggiunto l’accesso alla conoscenza in rete rispetto all’eccesso di monetizzazione da parte delle majors. Hollande ne ha fatto uno dei cardini della sua campagna. C’è poi il tema ineludibile delle democrazia partecipativa, su cui Grillo ha aperto una sfida che va colta».
In che direzione?
«Per rafforzare la democrazia partecipativa è necessario potenziare l’iniziativa legislativa popolare. Quei disegni di legge non possono finire negli archivi di Camera e Senato: bisogna imporre una discussione con tempi stabiliti, dare ai promotori uno status pari a quello dei promotori dei referendum. Questo problema non si risolve ignorandolo, o accusando Grillo di populismo. Del resto anche il Trattato di Lisbona prevede meccanismi di questo tipo. L’Italia ha bisogno più di altri paesi di rafforzare questo nuovo circuito istituzionale. E, come si è visto coi referendum del 2011, gli italiani vogliono partecipare».
Insomma, lei vede in questi meccanismi un antidoto al grillismo?
«Se qualcuno pensa che per fermare questa ondata basti qualche polemica o un ritocco alla legge elettorale sbaglia di grosso. Il fenomeno nasce da un malessere profondo».
C’è anche il tema de lrapporto coi moderati, evocato ad Bersani, a partire dall’Udc. Può funzionare?
«I problemi non mancano, e in fondo riguardano anche il rapporto tra Pd e Sel. Un’agenda non si costruisce tra le oligarchie dei partiti, o con le polemiche di piccolo cabotaggio. Serve un confronto culturale franco che renda credibile una coalizione. I temi vanno affrontati di petto, senza timori, assumendosi le responsabilità dei sì e dei no».
Che margini vede per un’agenda diversa dal mero rigore?
«È una domanda complessa. Dopo il voto del Parlamento sul fiscal compact e l’obbrobrio del pareggio di bilancio in Costituzione è difficile costruire percorsi alternativi. Ma è un dovere provarci e coinvolgere il Paese nella discussione».
Infine, il tema delle riforme costituzionali ed elettorali.
«Bersani ha fatto molti passi avanti nell’archiviare, almeno a sinistra, la cultura dell’uomo solo al comando. Ora è necessario mettere in sicurezza la Costituzione dalle scorribande di maggioranze occasionali, innalzando il quorum per le modifiche sulla forma di Stato e di governo. E una legge elettorale che superi le distorsioni di questo bipolarismo. Anche a sinistra ha finora prevalso l’idea che le elezioni servano solo a investire un governo, smontando così il rapporto tra elettori ed eletti. Nel 1993 fummo in due in Parlamento a proporre il sistema tedesco. Se lo avessimo adottato allora, quanti guai ci saremmo risparmiati…».

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Categorie: Politica, cultura

26 risposte »

  1. Mi è venuto quasi da piangere leggere Rodotà (che stimo moltissimo e mi auguro che sia il prossimo Presidente del Consiglio), che si arrabatta per trovare qualche merito positivo nel Pd. Oltre a Casini ( che mi ricorda tanto il governo Prodi con all’interno Mastella) gli rimane solo SEL, è una scelta obbligata. Le leggi che Rodotà chiama obbrobri le ha volute anche il Pd.

  2. ..Rodota’ …per quello che ne capisco e’ uno dei pochi rimasti della vera sinistra….condivido pienamente tutto…

  3. NIVES … Mi sembra di averlo già scritto o fatto capire. Se Landini scende in campo per le prossime elezioni politiche, torno a votare e voterò per lui.

  4. NIVES … Ancora non sappiamo completamente di quanti disastri è responsabile “Baffino”, ma piano piano la verità verrà a galla e il mosaico sarà completo. Recentemente ho letto di una sua responsabilità nell’incarico a Monti di formare un governo cosiddetto tecnico. E un’altra riflessione mi sembra giusto esprimere. Se Bersani ha definito agghiacciante la possibilità che Berlusconi torni a candidarsi come premier, quale aggettivo userebbe per qualificare la risposta che D’Alema, tempo fa, ospite della trasmissione televisiva “8 e 1/2″, ha dato a Lilly Gruber che gli aveva chiesto se lui, dopo tanti decenni di presenza in Parlamento (compreso quello europeo) avesse intenzione di farsi da parte? La risposta di D’Alema è stato un tranquillo “no” motivato dalla “passione politica”. E possiamo esser certi che questo personaggio rimarrà in Parlamento vita natural durante e se ne uscirà sarà solo per ricoprire la carica di presidente della Repubblica, degno coronamento di cotanta carriera politica. Persone come D’Alema andrebbero processate per violazione del dettato costituzionale e per attentato alla democrazia.

  5. “….Che margini vede per un’agenda diversa dal mero rigore?
    «È una domanda complessa. Dopo il voto del Parlamento sul fiscal compact e l’obbrobrio del pareggio di bilancio in Costituzione è difficile costruire percorsi alternativi. Ma è un dovere provarci e coinvolgere il Paese nella discussione». ”

    Tradotto : Tanto il prossimo parlamento ed il prossimo governo al massimo ci potranno mettere tanta buona volontà e buona fede, ma non potranno comunque uscire dai binari montiani !

    Un Monti che, sbertucciato persino dalle destre tedesche, auspica che i parlamenti non siano di intralcio ai governi e che questi, oltre all’ esecutivo, gestiscano pure il legislativo – come lui fa con le sue 30 fiducie apposte in un parlamento in cui ha 10 volte u voti dell’ opposizione – per poter con massima prontezza adottare i diktat imposti dalle banche, dalla finanza, dalla speculazione ( ideuzza che portò al potere un certo Hitler e che ancora i tedeschi non vedono bene, come continuamente ribadisce la loro Corte Costituzionale – non so come si scrive in tedesco !!!).
    Con questa gente abbiamo a che fare ! Con la loro idea di Costituzione da rottamare perchè di intralcio alle logiche dei mercati !!!

    Ho apprezzato lo sforzo di Rodotà – che ammiro svisceratamente – di cavar qualcosa di buono, un refolo di speranza, dall’ attuale sfacelo. Ma che volete, sarò pessimista, ma in effetti mi è sembrato un poco utopista.

    p.s. : Visto che non mancano molti mesi alle elezioni, mi piacerebbe che, oltre ai programmi, alle carte di intenti, alle intenzioni future, i partiti o alcuni di essi, cominciassero a dire chi vogliono candidare e con quali criteri di scelta ( es. chi va candidato alle primarie? sulla base di quali criteri viene scelto ? ). Pretendo troppo ?

    • No, Leone. Non pretendi troppo. Pretendi il giusto. Ci vogliono regole stringenti e condivise per le primarie, per evitare pessimi guazzabugli tipo Napoli e Palermo.
      Sul resto delle tue affermazioni, non sei smentibile. Quando commento, la mia vena della speranza assieme a quella della proiezione vincente, fanno sempre capolino, per come è fatto il mio software personale. Ma il tutto poggia sempre sulla realtà fenomenica in corso, che è sotto gli occhi di tutti (i “vedenti”). Chiaro che la visione proietta una situazione “di uscita” dal conosciuto. Verso “mondi migliori”. Ma è, e resta, fino a che l’incarnazione non è completata, una visione.

  6. Ottimo e condivisibilissimo Rodotà. Persona esperta e competente che non manca mai di farci capire, in poche parole, come stiano le cose e quale sia il suo punto di vista. Però, proprio perchè veniamo tutti da un “campo di Agramante” nel quale ci siamo confrontati, persi e ritrovati diverse volte, abbiamo l’obbligo di chiarire per bene tutto prima. Le alleanze (su quali basi e con chi), i punti programmatici, gli obiettivi e gli uomini che rappresenteranno tali alleanze, scelte e programmi. Quindi: con quale legge elettorale voteremo; chi voteremo e su quali basi di alleanze e programmi. Non sarebbe sopportabile andare a votare una coalizione targata PD-SEL, basata su una “carta d’intenti” (???) e poi, il giorno dopo, in nome della governabilità, ritrovarsi tutti (non solo SEL, ma anche molti PD) schiacciati da una alleanza parlamentare con l’UDC. Alleanza fatta senza troppi paletti (perchè altrimenti salterebbe subito e lo dimostrano le dichiarazioni di Buttiglione, Casini e anche alcuni Pd), solo per avere la maggioranza numerica. Altro che “campo di Agramante”. Sarebbe la fine, senza appello, per molte delle idee che hanno avuto vita e tuttora vivono in moltri di noi. Sarebbe la fine della politica e il qualunquismo impererebbe per decenni, altro che Grillo. Quindi attenzione, tutti. Di esperienze tragiche (anche autoinflitte) ne abbiamo fatte già troppe. Mettiamoci il cervello stavolta e evitiamo di andare dietro alle prime sirene dell’entusiasmo. Stavolta voglio vedere tutto nero su bianco prima di fidarmi di chi sarà, dopo, anche il mio portavoce in parlamento. Mirko

  7. Rodotà, insieme ad altre integerrime persone (penso a Imposimato, ma potrei aggiungerne tante altre) dovrebbero associarsi, preparare un documento unitario che valga come programma di governo da presentare all’elettorato, con i problemi da affrontare e le decisioni da prendere secondo una scala di priorità, crearsi una squadra di collaboratori competenti e di assoluta onestà, e scendere in campo. Sono sicuro che prenderebbero valanghe di voti, e lo sanno anche loro. Ci sono milioni di italiani che non aspettano altro. Milioni di indecisi, tra i quali mi colloco, si sbloccherebbero e tanti di essi sono pronti a lavorare fattivamente perché questa iniziativa abbia il successo che merita. Notate la differenza abissale tra le risposte di Rodotà e quelle di D’Alema sul fenomeno Grillo. Rodotà non sottovaluta il grillismo, ne riconosce le cause in un profondo malessere, precisa che non lo si sconfigge con battute polemiche o con ritocchi alla legge elettorale, ritiene indispensabile una democrazia partecipativa, non semplicemente delegante, ecc. ecc. D’Alema, dall’alto della sua arroganza, si limita a una epigrafica dichiarazione: Grillo farà la fine di Bossi.
    Gli elettori hanno bisogno di gente nuova, anche se non più giovane, che parli un linguaggio aderente alle situazioni, che non strepiti, che non ricorra alle affermazioni lapidarie per sottovalutare un movimento politico, che non si nasconda dietro il fumo delle astrazioni, delle dichiarazioni insulse per contrabbandarsi come grande politico e mascherare il nulla.

    • SAVERIO….”Baffino” usa la consunta arma di un’ironia fuori posto, dimenticando che è stata proprio la sottovalutazione dello scontento dell’opinione pubblica che ha favorito l’avvento e la crescita della Lega, ad esempio…ed oggi del grillismo!
      Si, basterebbe una cinquina di nomi, presi anche da diversi settori per far scattare la molla dell’interesse da parte di un elettorato deluso e demotivato. Penso a Landini della FIOM, con diversa esperienza e diversa indole da Rodotà, ma molto passionale e coinvolgente nel difendere gli interessi dei lavoratori!

  8. Purtroppo tra Rodotà e questo PD c’è l’abisso. Non penso proprio che siano in sintonia. Qui stiamo parlando degli stessi uomini che hanno promesso di risolvere il conflitto di interessi e non lo hanno risolto, hanno anzi aiutato B. a sottrarre le frequenze a Europa 7, hanno promesso di cancellare le leggi vergogna e non lo hanno fatto, hanno promesso il riconoscimento delle coppie di fatto e non lo hanno fatto, quanto alla giustizia sociale sanno solo parlarne, ma niente fatti. Cosa c’è da aspettarsi da costoro? Solo che per qualche tempo ci liberino dell’incubo B! Bene, per me è troppo poco.

  9. Rodotà uno dei pochi che mi fa capire senza giri di parole come stanno le cose, e fin qui mi ritrovo in quello che dice. Vorrei che Bersani fosse chiaro, lui non mi ha del tutto convinta.

  10. Non trovo per nulla inaccettabile l’attacco di Di Pietro al Quirinale e trovo che qui si stia ancora una volta dando credito a personaggi che di credito non ne hanno più. Sono in controtendenza e per quanto apprezzabile l’analisi di Rodotà, essa non menziona affatto le modifiche già ampiamente apportate alla Costituzione senza un coinvolgimento del popolo. Modifiche avallate da tutto il parlamento in spregio ad ogni democratica convenzione. Belle parole che difficilmente troveranno un’applicazione concreta. Gente che ha votato leggi suicide come il pareggio di bilancio ed il fiscal compact non credo possano avere legittimazione nella mia visione.

  11. Sempre un grande costituzionalista ed un sincero democratico che ha il collo della giraffa, perchè vede sempre oltre coloro che hanno il “collo corto”.
    E non per presunzione, ma conferma con la sua autorevolezza, specie sulla difesa della Costituzione, le stesse cose che vado predicando, ahimè invano, ormai da almeno un trentennio.
    E spero e mi auguro di tutto cuore, che confermate così autorevolmente da un così grande personaggio, finalmente si cominci ad intraprendere il percorso giusto, per portare il nostro Paese fuori dalle derive autoritarie, in cui lo stanno sempre di più cacciando.

  12. un vero democratico, le sue parole chiare precise indicano prospettive finalmente possibili. peccato che siano pochi i “signori” politici come Lui……

  13. commentare Rodotà è troppo facile. E’ una persona seria che con i suoi discorsi chiari e semplici da capire apre una via che sarebbe facile da seguire..l’importante è che il PD tenga conto di questi ”consigli”.Io credo che Bersani vada in questa giusta direzione.

  14. adoro Rodotà, persona corretta e preparata, sono d’accordo con lui

  15. “Per rafforzare la democrazia partecipativa è necessario potenziare l’iniziativa legislativa popolare.” Questa sua affermazione ha notevole importanza, poichè ce molto bisogno di PARTECIPAZIONE e di partecipare. Chi si occupa di politica nella sua accezione più larga e nobile, in questo momento si sente “sterco di fondamenta della piramide”, poichè la Democrazia Diretta, parte integrante della Costituzione insieme alla DR (Democrazia Rappresentativa) è vista come marginale, occasionale, fastidiosa. Trovare, ampliare, completare vie legislative popolari stringenti, complete, esaustive nei loro percorsi applicativi, sarebbe un toccasana di spessore e contribuirebbe a far scendere il termometro del populismo, del nichilismo, del meccanismo auto-implosivo ora in atto.

  16. Magari ci fossero tanti Rodotà sul mercato……..Lui propose il sistema elettorale tedesco, magari lo avessero attuato! Ma siamo in Italia e andiamo avanti a forza di canzoni, pizza e pressapochismo. Esprimo un desiderio che penso condiviso da molti. VOGLIO RODOTA’ PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA!

  17. concordo con Rodota’ e di conseguenza con Nives

  18. Sto con Rodotà….l’alleanza PD-SEL è l’unico punto fermo (e spero lo rimanga) nell’attuale firmamento politico, sia di destra che di sinistra! Un punto da cui partire, si sa, niente su cui brindare e lasciarsi andare a trionfalismi!
    Ma i piccoli passi, se compiuti a 9 mesi di distanza dalle elezioni, forniscono almeno una direzione alla bussola! E’ chiaro che queso patto incontra Cassandre ad ogni angolo, in Italia funziona così. I partiti più che badare a rassettare casa propria, guardano se c’è ordine in casa d’altri! Io non temo le alleanze, ma, semmai, chi vuol fare tutto da solo, seduto su un trono, magari a casa sua!
    Certo che avrei i miei modelli da proporre e da votare con un diverso entusiasmo, ma tant’è, ho finito di sognare dall’età della ragione.
    Condivido il pensiero finale di Rodotà, là dove dichiara che se avessimo adottato la legge elettorale su modello tedesco, presentata in parlamento nel lontano 1993, non saremmo qui ad ascoltare su questo tema mantra spaccapalle tutti i giorni e avremmo avuto ben altra storia parlamentare!

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