L’IRA DEL PDL: VOTA CONTRO E MINACCIA IL PREMIER
di Claudia Fusani
L’uno-due in sequenza così serrata li lascia tramortiti. Due giorni fa l’intervista allo Spiegel in cui Monti ammoniva, più o meno, i governi a educare i rispettivi parlamenti. Ieri la pubblicazione sul Wall street journal di un’intervista vecchia di un mese in cui Monti ricorda che con «Berlusconi al governo lo spread sarebbe schizzato a 1200». Il Pdl non ci sta. A Montecitorio, in piena seduta per l’approvazione finale della spending review con la fiducia n°34, si vedono scene di imbarazzo e sgomento. «Non possiamo mica farci trattare così», rimbalza da ogni capannello pidiellino, falchi o colombe che siano, prime file e peones. «Responsabili sì, ma mica tappetini», esplicita il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi.
Quella che segue è la cronaca di una giornata che manda in vacanza deputati e senatori molto perplessi e assai poco sereni sul futuro. A poco, o a nulla, serve la telefonata riparatrice del premier a Berlusconi intorno alle cinque del pomeriggio. Il Cavaliere, reduce dal lungo fine settimana nella dacia di Putin, si ferma a Roma, sosta non prevista, e convoca un vertice con i quadri del partito. Restano, agli atti, il governo che va sotto su un ordine del giorno; il Pdl che al Senato fa mancare il numero legale; il voto finale sulla spending review dove i sì sono solo 371 (una delle maggioranze più basse) di fronte a 457 votanti, 22 astenuti e 87 no.
Tensioni, rabbia, fibrillazioni e la domanda sul perché il premier si comporti così. Il Pdl s’interroga, non trova risposta. Resta con due opzioni: il Professore sta ingaggiando una prova di forza «per fare vedere che può fare quello che vuole visto che lui ha educato questo Parlamento». Oppure, il Professore sta dicendo che «vuole mandarci tutti a votare». Sembra questa, vista dai banchi del Pdl, l’opzione e anche l’incubo più probabile. La notizia dello spread a 1200 se Berlusconi fosse rimasto a Palazzo Chigi rimbalza sulle agenzie intorno a mezzogiorno e mezzo. Il governo ha appena incassato la fiducia alla spending review (403 sì, 86 no, 17 astenuti) e nel primo pomeriggio è previsto il voto finale.
Cicchitto esce dall’aula fuori di sé e detta dichiarazioni poco amabili: «Capiamo che può risultare sgradito il fatto che il saliscendi degli spread sta avvenendo anche durante il governo del professor Monti e che ciò può averlo innervosito, ma questo non giustifica una provocazione tanto inutile quanto stupida che rinviamo al mittente».
Mai in questi mesi erano state usate parole così dirette. «Qualcosa faremo, qualcosa diremo, dobbiamo reagire», dicono i deputati più giovani e più agguerriti. Soprattutto si chiedono perché «un colpo così a freddo, oggi, dopo che già ieri ne era arrivato un altro non da meno». Perde le staffe anche uno come l’avvocato Francesco Paolo Sisto: «Sono dichiarazioni assai poco in linea con l’eleganza delle cravatte del professor Monti e oserei dire in controtendenza costituzionale. Certo – aggiunge – se qualcuno pensava a un futuro politico di questo governo, dovrà ricredersi visto che manca di equilibrio e equidistanza». L’ira pidiellina dilaga e si traduce in un buon 40 per cento di deputati del Pdl che o non si fanno vedere in aula (tra questi Berlusconi e Alfano), o si astengono (Brunetta e Martino) o addirittura votano contro. Come Crosetto che tuona: «Non mi stupisco delle battute, delle continue provocazioni o del disprezzo del presidente Monti nei confronti dei partiti, del Parlamento e di chiunque non appartenga al suo stretto gruppo di illuminati. Mi umilia, semmai, il silenzio di certi miei colleghi».
La rappresaglia prende forma quando i deputati fanno andare sotto il governo su un ordine del giorno sulla sicurezza. Il tesoriere Pietro Laffranco lo dichiara: «Lo abbiamo fatto apposta». In Transatlantico, nell’attesa del voto finale, si arriva ad evocare – esorcismi tattici – quando il governo De Mita, primi anni novanta, fu mandato a casa subito dopo la fiducia sulla Finanziaria. mLe dichiarazioni sul voto finale fanno il resto. Prendono la parola per dire no in dissenso dal partito Viviana Beccalossi, Sabina De Camillis, Eugenio Minasso. Peones, certo, ma c’è un limite a tutto. Il provvedimento passa con uno dei numeri più bassi di sempre (371). E la rabbia per le 34 fiducie passa sulla bocca di tutti, dal presidente della Camera Gianfranco Fini al vicepresidente del Senato Vannino Chiti. Di Pietro sembra, per un po’ almeno, meno isolato. Anche il segretario Alfano attacca a testa bassa: «Quelle di Monti sono parole politicamente insensate e scientificamente inspiegabili. Per un economista come lui, poi…».
Lo spettacolo si replica a Palazzo Madama dove il Pdl fa mancare quattro volte il numero legale provocando la sospensione della seduta. Tutti in vacanza. Compresa la riforma elettorale. Alle nove di sera Berlusconi convoca tutti a palazzo Grazioli. Urge fare il punto della situazione. Non si può certo aspettare settembre.
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Categorie: Politica, cultura
Se ci fosse ancora Berlusconi al governo l’Italia sarebbe morta e sepolta!!!! E non ci sono politici al momento papabili da poter sostituire Monti, ne a sinistra e tanto meno a destra. Abbiamo a disposizione mezze figure, legate a tresche e inciuci. Altri sanguigni ma con poco peso in Europa. Solo Rodotà potrebbe sostituire Monti senza fare la figura della mezza calzetta!!
I governi tecnici dovrebbero fare del silenzio e della concretezza i cardini intorno ai quali far ruotare la loro azione. Mi sembra invece che troppo presto il governo Monti si sia messo sulla strada delle conferenze stampa, delle dichiarazioni, delle interviste, con protagonista ora il premier accompagnato da qualche ministro, ora il premier da solo, oggi la Fornero, domani Passera o qualcun altro. Parlare in una situazione complessa e difficile come quella italiana, con un Parlamento in cui un Berlusconi assetato di vendetta è determinante, sa di avere un enorme potere di ricatto, può votarti contro in qualunque momento e quindi mandarti a casa, è rischioso e obbliga a un livello di vigilanza su se stessi che non può essere mantenuto sempre e ovunque. Che senso ha, dunque, lasciarsi andare a dichiarazioni come quella sullo spread a 1200 se Berlusconi fosse rimasto al governo, per di più all’estero e a un giornale statunitense che non tratta di viaggi e vacanze, e poi scusarsi al telefono con Berlusconi temendone le reazioni in Parlamento con la fiducia da votare sulla spending review? E’ vero che Berlusconi ha poco da guadagnare e molto da perdere se si va a elezioni anticipate, ma è altrettanto vero che anche un politico cinico e calcolatore come lui può inferocirsi alla pari di un gatto messo all’angolo e “staccare la spina”, come tante volte ha minacciosamente ricordato a Monti, nella logica irresponsabile del “tanto peggio tanto meglio”, pur di restituire l’offesa con interessi da strozzino. Sono sempre più convinto che Monti ha perso un’occasione storica per inchiodare Berlusconi alle sue responsabilità e portarlo a una sconfitta rovinosa prima nella coscienza dei cittadini che lo hanno votato sin dalla sua prima discesa in campo, poi nelle urne elettorali.
Questo è NON AVERE il coraggio delle proprie azioni! Per farsi poi criticare dai buffoni più buffoni della politica italiana. Cicchitto e Gasparri indignati??????????????????? Sembra una cosa da persone serie……Monti però non doveva comportarsi come Berlusconi negando di aver detto , o invocando d’essere stato frainteso, doveva dire al suo ex collega:” Lo sapevano già tutti, mi sono limitato a confermare che sei stato la rovina dell’Italia e che se fossi rimasto, avremmo raggiunto il massimo del disavanzo”! Cosa c’è di male, a Berlusconi è sempre piaciuto fare le cose “in grande”!!
Questo dimostra la nostra non affidabilita e la speculazione si ingrassa
Questo governo andrà avanti così da qui alle prossime elezioni, sia che si tengano in autunno o in primavera!
Se Berlusconi fosse certo di vincerle, e così non è, avrebbe già fatto saltare il banco!
Un tira e molla, interviste, malintesi, dichiarazioni, atti di forza (come nel voto di ieri alla Camera).
Un teatrino costruito per la soddisfazione o l’ira dei soli attori in scena, quello che dovrebbe essere il pubblico ha altro da fare e altro cui pensare, impegnato nei conti domestici che non tornano.
Ciò che non mi è piaciuto è che quando una dichiarazione ha un suo fondamento, come quella di Monti sullo spread a 1200, l’autore si precipiti a porgere le sue scuse. E’ un film già visto, un costume tutto italiano…lanciare il sasso e nascondere la mano!
Tutta fuffa, in più fa caldo….
male ha fatto a ritrattare le sue parole! visto pero’ che anche lui è stato frainteso…….
o non doveve dirlo oppure doveva confermarlo! è ora che i pdl facciano ammenda! i danni li hanno provocati loro assieme ai vermi verdi!!