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La mosca cieca dei deputati-bambini (Filippo Ceccarelli)

roma-grillini1-420x280 La mosca cieca dei deputati-bambini
FILIPPO CECCARELLI
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Mosca cieca, nascondino, acchiapparella, rubabandiera e anche buzzico rampichino, come s’intuisce con tragicomico sgomento nell’osservare la bionda cronista che sale sul tetto dell’agriturismo dentro cui si erano rintanati i gruppi parlamentari grillini. Non che Berlinguer, ai tempi, o Craxi, o gli sfuggentissimi capitribù democristiani fossero lieti di trovarsi i giornalisti fra i piedi. Oppure alle calcagna, specie quando dovevano decidere sugli affarucci delicati e scottanti dei loro partiti.

Ma c’è qualcosa di inequivocabilmente bambinesco, e grottesco, e anche un po’ regressivo, nel gioco dei quattro cantoni ingaggiato ieri con l’informazione dagli occulti strateghi del M5S tra piazzale Flaminio, il Grande Raccordo Anulare, l’amena località detta Testa di Lepre e la sospiratissima “Villa Valente”, in quel di Tragliata (Rm). Dove i fuggiaschi a cinquestelle hanno potuto finalmente incontrare Beppe Grillo di persona, e non il suo alias elettronico o in pixel. E dove anche, tra praticelli, statuine e turbo-affreschi michelangioleschi nel gran salone da pranzo, quella «bestia apocalittica » che secondo il grande Ceronetti è il sistema mediatico ha già potuto sanzionare e riprodurre e diffondere «il patto dei paccheri con porcini e guanciale».

Secondo il quale patto, ancora abbastanza misterioso, Grillo cercherà d’ora in poi di essere un po’ più presente, in carne e ossa, e perfino disponibile, «una volta al mese» sarebbe la quota stipulata. Ma nulla è veramente certo perché non c’è stata conferenza stampa finale, non era prevista all’agritour dell’arcano, né diretta streaming. Solo Grillo ha scambiato qualche battuta con il mucchione semovente dei giornalisti in tenuta d’assedio, per qualche enigmatica ragione costretto a spostarsi da un salone all’altro. Quaranta metri circa di parole, e incespicati assai. Quaranta secondi di rumoroso, effimero e indomabile caos.

A un certo punto la faccenda deve aver preso una vibrazione quasi più ludica che antagonistica, come pure spesso si verifica nelle piattaforme digitali; e forse allora i grillini e gli operatori mediatici hanno riattivato un certo stupore infantile, magari smettendo di riprendersi a vicenda con macchine fotografiche e telecamerine. Ma in assenza di una (sempre possibile) «Velina Grillina », non si saprà mai troppo bene cosa è accaduto nel chiuso di “Villa Valente”. O meglio: non si saprà mai che cosa il nucleo di cristallo del M5S avrebbe voluto trasmettere all’esterno di questo meeting convocato così platealmente fuori mano e in forme a tal punto semiclandestine da suscitare qualche sospetto alla rovescia.

E infatti, per una volta, può non essere un gran danno il non sapere. Né forse vale la pena di stracciarsi le vesti per lo scandalo di un moVimento che elude i circuiti dell’intermediazione giornalistica, individua i media tradizionali come avversari e si presenta, almeno per ora, a tenuta stagna. E’ anche possibile che in futuro si stabiliscano nuovi codici, e s’intravedano nuovi orizzonti. Ma intanto si potrebbe notare, per esempio, che al giorno d’oggi il silenzio fa molto più effetto del frastuono; e che nel tempo anche sciagurato della visibilità un leader che non si vede, che si separa, che si nega, che si nasconde e che addirittura nasconde la faccia scappando sulla spiaggia conquista molta, ma molta più attenzione dei soliti estenuati ospiti di Ballarò e Porta a porta. Grillo, che viene dall’eterno palcoscenico, lo sa benissimo. E Casaleggio, che reca in dote l’evoluzione guerrigliera e predatoria del marketing, pure lo sa.

Quanto ai grillini – poveri, a cominciare dal diminutivo che li accompagna prima ancora che arrivassero in Parlamento – qui la storia si fa complicata. I video di ieri sembrano i trailer di un film, ma aprono interessanti spiragli, più umani che politologici, più autentici che artefatti. La pioggia, gli ombrelli, i torpedoni, la smarrita inconsapevolezza sulla destinazione, la docile allegria con cui deputati e senatori si lasciavano irreggimentare come scolari in gita, la calca delle telecamere, le domande spesso clamorosamente ribalde dei giornalisti, le telecronache dell’inseguimento tipo Rocambole sulla Braccianese, ecco, tutto questo faceva ridere e faceva pena.

I due sentimenti in Italia vanno benissimo insieme. Ma quanto possono durare? S’intuiva in quelle scene un po’ ridicole e drammatiche una regia astuta e impietosa, come devono essere tutte le regie, ma tanto più efficace quanto più capace di far leva sulla paura di sbagliare, di tradire, di mischiarsi, di diventare come tutti gli altri, di perdere la purezza ritrovandosi indegni e contaminati. E allora vai con i disinfettanti contro i giornalisti «spalamerda », o gli «schizzi di merda digitali», gli ecofeudi con bunker annesso. Forse tra il culto della trasparenza e la liturgia del segreto, tra la coazione allo streaming e l’abitudine di blindarsi e segregarsi non c’è contrasto, ma una sottile tensione che si risolve – tanto per cambiare – nel potere carismatico, sempre lui, che però non salva, non libera, non offre davvero soluzioni a portata.


BONSAI
SEBASTIANO MESSINA
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Dobbiamo tutti essere grati a Grillo e ai suoi seguaci, perché hanno portato un’aria nuova nel Palazzo: un’atmosfera allegra, direi, un clima goliardico. Geniale, per esempio, la trovata di chiedere a Napolitano di formare loro il governo, ma senza proporre un candidato. Il presidente ci dia l’incarico, ha spiegato Grillo, «e poi noi faremo dei nomi, da condividere con la Rete». Dunque loro si farebbero consegnare un decreto in bianco e poi, dopo aver consultato la Rete, deciderebbero il nome del premier. Nessuno prima di loro aveva pensato alla materializzazione di una nomina, alla trasformazione di un gesto — l’incarico — in un pacco regalo che si riceve, si incarta e poi si consegna a un destinatario scelto dai followers con un clic. Poi quello vince, e agli altri ricchi premi e cotillons. Un’idea formidabile, per la prossima festa delle matricole.


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8 pensieri su “La mosca cieca dei deputati-bambini (Filippo Ceccarelli)

  1. @Marta @Marisa – Sì, bello, Ceccarelli sa scrivere, ma Repubblica dimentica la classica suddivisione tra articoli di cronaca e di commento. Questo è un commento (come gli ottimi “indizi visivi” dello stesso Ceccarelli) che non espone fatti e lascia in ombra (volutamente? Ma è un articolo di commento!) le notizie. @Marisa: affittare pullman costa circa 10-20 euro a persona (ricordiamoci le gite scolastiche che tutti abbiamo pagato per i nostri figli) non so chi l’abbia pagato, ma Grillo se lo può permettere; il pranzo (prezzo fisso 25 €) è stato pagato dai parlamentari (testimonianza dai loro diari su FB).
    Quanto ai contenuti della riunione: vi siete mai chiesti (io me lo chiedo) come facciano 150 persone, che fino a un mese fa non si conoscevano quasi e che non hanno mai fatto politica attiva, a tenere una linea politica comune al di là del programma comune; possibile che non siano liberi di incontrarsi con il loro leader che non sta in Parlamento, né a Roma, come fanno gli aderenti ai gruppi parlamentari di altri partiti. Ma nemmeno quando Berlusconi faceva (e le fa ancora) le riunioni politiche A CASA SUA si leggevano articoli così astiosi. Puntualizzo: l’articolo di per sé esprime solo opinioni e ciascun giornalista è padrone di esprimerle soprattutto se in modo così “educato”. Manca, però, la semplice INFORMAZIONE, quella che altre testate riportano.
    Capisco la libertà di opinione, ma in nome di questa libertà non mi sembra corretto, da parte di un giornale importante come Repubblica, deridere dei parlamentari che ancora non si sono macchiati di reati come: inquinamento ambientale, corruzione, furto, voto di scambio, violenza, o (ma questo non è reato) semplicemente di non aver rispettato il mandato dei loro elettori.

  2. …nel frattempo nel canton ticino propongono un referendum contro i frontalieri iitalioti che portano via il lavoro ai ticinesi doc, mi ricorda un intervento del grillo degli inizi sugli sxstracomunitari….ma poi il grullo l’ha ritrattato o no? e se vincesse il referendum contra nos, lui appoggerebbe i tiinesi per aver usato il referendum tanto amato, o gli italioti che in fondo son per loro exstracomunitari?…..hai grillo hc e casino!!!!!

  3. La delega in bianco è una novità assoluta per un paese democratico. Però ci può stare, perchè da un po’ stiamo scivolando fuori dai parametri della democrazia in tanti settori!
    Dopo un ventennio di bordello ci attende un ventennio di farsa?

  4. non hanno contributi? a parte che non hanno rinunciato praticamente a niente dei benefici, stipendi, diarie, rimborsi da parlamentari, dietro al blog di grillo girano milioni di euro di introiti di cui non si ha traccia, moltiplicati dall’attenzione mediatica creata sul caso.

  5. Sono assai perplessa! Grillo sbandiera che LORO NON HANNO contributi, ma comprare un pullman e pagare un pranzo per tante persone costa un pochino, CHI PAGA? Non faccio considerazioni sui contenuti dell’incontro, sarebbe inutile, si sa benissimo su cosa verte la discussione: Io dico e voi obbedite!

  6. I grillini per me sono solo patetici. Patetica é la loro paura di perdere la “verginità” , di diventare come tutti gli altri. Qualcuno glielo dica che non sono come gli altri, sono peggio degli altri…. visto come si comportano, come calpestano Costituzione, Istituzioni e regole democratiche. Se volevano brillare per la loro diversità, ci sono riusciti, ma non come speravano loro…

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